{"id":21235,"date":"2019-06-22T04:43:31","date_gmt":"2019-06-22T02:43:31","guid":{"rendered":"http:\/\/hongo.themezaa.com\/?p=21235"},"modified":"2021-02-03T13:27:37","modified_gmt":"2021-02-03T12:27:37","slug":"il-dopoguerra-tra-vignettisti-e-futuri-sceneggiatori-della-commedia-italiana-pettirosso-satirico-umoristico-settimanale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.divagnoluoghidellamemoria.it\/luoghidellamemoria\/2019\/06\/22\/il-dopoguerra-tra-vignettisti-e-futuri-sceneggiatori-della-commedia-italiana-pettirosso-satirico-umoristico-settimanale\/","title":{"rendered":"Pettirosso, settimanale satirico umoristico"},"content":{"rendered":"<p>Il Pettirosso, giornale satirico, \u00e8 molto importante per svariati motivi. Vediamo di andare ad individuarli in una piccola narrazione che ci porter\u00e0 a contestualizzarlo.<br \/>\nAnzitutto \u00e8 uno dei primi giornali satirici liberi ad uscire in Italia. Roma era infatti stata occupata dalle truppe naziste dopo l\u2019armistizio dell\u2019otto settembre del 1943 e venne liberata dalle truppe alleate il 4 giugno 1944. La data non \u00e8 a caso in quanto precede di un paio di giorni lo sbarco in Normandia ed era stata pianificato che la 5\u00b0 armata del generale Clark, che era a conoscenza dello sbarco, entrasse a Roma in modo non tanto strategico quanto simbolico e politico nella citt\u00e0 con un piccolo anticipo.<br \/>\nPettirosso, anzi, la testata completa \u00e8 Avanti Pettirosso, compare nell\u2019agosto del 1944, ovvero un paio di mesi dopo, in una Roma ormai liberata, quella Roma citt\u00e0 aperta che l\u2019Italia aveva gi\u00e0 designato come simbolo da tempo, nonostante l\u2019occupazione tedesca che comportava anche la presenza degli alti comandi all\u2019interno della citt\u00e0 stessa. Non sono un amante delle date, in particolare nella narrazione che riguarda la storia della satira, ma in alcuni casi sono assolutamente indispensabili per disporre una cronologia che scorre accanto a quella definita dalla storia, ed \u00e8 questo un caso in cui risultano fondamentali.<\/p>\n<p>Pettirosso fu importante perch\u00e9 diede la stura, insieme ad altri, a quella serie infinita di testate che caratterizzarono il periodo del dopoguerra, ovvero quello della satira libera e liberata. Contiamo oltre cinquanta riviste umoristiche di orientamento politico diverso in questo periodo, ma tutte tese a liberarsi della croce del Minculpop (Ministero della Cultura Popolare che designava i direttori responsabili, sceglieva i collaboratori graditi ed esiliava al confino i non allineati), che per un ventennio aveva impedito una libera circolazione delle idee. Successivamente ne citer\u00f2 alcuni, ma vi assicuro che l\u2019elenco \u00e8 davvero lungo e tutti quanti, ciascuno a suo modo, rappresentano un momento importante.<\/p>\n<p>Facciamo ora un piccolo passo indietro, per meglio comprendere la valenza di Pettirosso. Non dobbiamo dimenticare che, il 25 luglio 1943, il Gran Consiglio del fascismo aveva decretato la caduta di Mussolini, con la successiva deposizione da parte del re Vittorio Emanuele III che lo aveva privato della carica di Presidente del Consiglio, e il suo conseguente arresto con trasferimento sul Gran Sasso.<br \/>\nDa qui per\u00f2, il 12 settembre del 1943, il Duce era stato liberato dai paracadutisti tedeschi in una spericolata operazione denominata \u201cOperazione Quercia\u201d. Con l\u2019aiuto dei tedeschi, Mussolini il 23 settembre del 1943 mise in piedi La Repubblica di Sal\u00f2 (Repubblica Sociale Italiana), considerato dalla storiografia uno stato fantoccio in quanto nelle mani dei nazisti, in cui Mussolini assunse la carica di capo del governo e capo di stato. Il dominio si estendeva sino a mezza Italia, ovvero nelle regioni ancora sotto il controllo dei nazisti. Questa repubblica ebbe comunque, oltre a giornali generalisti di appoggio, anche un paio di riviste satiriche.<\/p>\n<p>Si Tratta de L\u2019uomo di Pietra e de Il Barbagianni. Entrambi avevano sede in Milano e portavano avanti un discorso spesso becero sulle questioni di razza e sui valori del fascismo con evidenza particolare a vignette contro il re traditore, colpevole di aver avvallato le decisioni del gran consiglio fascista. Nonostante questo, i collaboratori erano anche di buon livello. Mario Bazzi, gi\u00e0 colonna del Bertoldo e delizioso artista surreale, collaborava a entrambi (venne arrestato per contiguit\u00e0 al fascismo ma dopo riprese a disegnare) cos\u00ec come Sandro Angiolini, grande disegnatore nato nel momento sbagliato, che successivamente si rifugi\u00f2 in Spagna sotto il regime franchista, sino a tornare poi in Italia negli anni Settanta per dedicarsi alla realizzazione di fumetti erotici e pornografici. Ovviamente pag\u00f2 questa sua adesione alla Repubblica Sociale ma seppe rifarsi artisticamente una vita. Deliziose, a questo proposito, sono le sue vignette pubblicate in Italia con lo pseudonimo di Sangio.<br \/>\nA L\u2019Uomo di Pietra il collaboratore principale \u00e8 Andreoni, sicuramente non firma da annoverare nell\u2019olimpo della satira, mentre sono da segnalare alcune vignette di Primo Sinopico, pseudonimo del cagliaritano Raul de Chareun, grande illustratore e cartellonista pubblicitario durante il ventennio. Su Il Barbagianni si segnalano le collaborazioni di Elefante, Ciso, Giovanni Manca (storico autore satirico gi\u00e0 direttore de Il Pasquino negli anni 1919\/20 denominati biennio rosso), Schipani e Gianni De Luca, splendido fumettista che anni dopo sar\u00e0 una delle colonne de Il Giornalino con il suo personaggio Il Commissario Spada e che realizzer\u00e0 alcuni adattamenti a fumetti straordinari come Giulietta e Romeo, L\u2019Amleto e La Tempesta di Shakespeare, tavole in cui sapr\u00e0 rompere meglio di chiunque altro il riquadro classico, dando idea del movimento come pochi altri sono riusciti a fare.<br \/>\nTutto questo per dire che sono comunque giornali ben fatti con giovanissimi collaboratori di talento, portati avanti con professionalit\u00e0, a prescindere dall\u2019ideologia che esprimono.<\/p>\n<p>Sul fronte opposto, ovvero nell\u2019Italia liberata, gi\u00e0 dal marzo 1944 esce a Salerno il Don Chisciotte, autorizzato dal Governo militare alleato. I collaboratori, pur bravi ed efficaci, non entrano successivamente nel novero dei collaboratori fissi a giornali umoristici e satirici.<br \/>\nIn questa Italia divisa continuava ancora ad uscire lo storico Il Travaso delle Idee, fondato nel 1900 da Trilussa (Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri), Carlo Montani, Filiberto Scarpelli e altri. Il giornale, dopo la defenestrazione del direttore Guglielmo Guasta (Guastaveglia) alla vigilia dell\u2019emanazione fascista delle leggi sulla stampa nel 1925, procede con la pubblicazione durante tutto il ventennio. Non schiacciato ma allineato sulla linea del regime, si era mosso con cautela facendo collaborare anche autori come Leporini, Bonpard, Onorato e Toddi (pseudonimo di Pietro Rivetta) che ne fu a lungo direttore.<br \/>\nDal 7 gennaio 1944 ne divenne direttore Livio Apolloni, straordinario illustratore e disegnatore che purtroppo si macchi\u00f2 di qualche vignetta razzista. Anche la sede de Il Travaso delle idee era in Roma. In ultimo, e tra poco arriveremo a parlare di Avanti Pettirosso, vanno sicuramente segnalati ancora Pasquino, trasformatosi in Marforio. Pasquino, gi\u00e0 storico giornale piemontese uscito a Torino dal 1856 e palestra semi personale del grande Casimiro Teja, viene rilevato ed esce con il primo numero il 25 dicembre 1943 con la direzione di Vittorio Metz, che chiama subito a collaborare grandi firme storiche come Achille Campanile, il poeta Trilussa, l\u2019attore Aldo Fabrizi ed eccellenti disegnatori come Raul Verdini, Barbara (Mameli Barbara), Attalo e Migneco. Nel settembre del 1944 la testata muter\u00e0 in Marforio mantenendo invariata la grafica e i collaboratori che nel frattempo erano cresciuti di numero.<\/p>\n<p>Tutto questo lungo cappello \u00e8 scritto per cercare, almeno in parte, di contestualizzare la nascita di Avanti Pettirosso. La sua principale peculiarit\u00e0 \u00e8 quella di poter subito pubblicare vignette contro Mussolini, cosa non da poco, dopo il lunghissimo periodo di censura. Nei primi numeri articoli e vignette sono opportunamente non firmati o al massimo con pseudonimi di fantasia (non si sa mai), e la linea \u00e8 immediatamente pi\u00f9 politica con vignette anche contro il re e soprattutto contro l\u2019odiato Hitler. La firma del direttore responsabile \u00e8 quella di Primo Parrini, che poi diventer\u00e0 uno dei pi\u00f9 grandi distributori italiani di giornali. Un occhio avvezzo coglie comunque tra i collaboratori, anche se senza firma, la mano del grande Attalo (Gioachino Colizzi), che sin dagli anni Trenta spopolava sulle pagine di Marc\u2019Aurelio con la sua saga a vignette \u201cIl Gag\u00e0 che aveva detto agli amici\u201d. Ora, dovete riuscire ad immaginare il godere che devono aver provato questi valenti collaboratori nel potersi esprime sbertucciando a piacere coloro che li avevano vessati per tanti anni, senza il rischio di dover finire in galera o al confino, senza stipendio per poter mantenere le famiglie. A dire il vero il primato della prima rivista antifascista spetta al giornale Cantachiaro, antigiornale satirico politico, comparso nella Roma liberata il 10 giugno 1944, davvero pochi giorni dopo la liberazione, che ha come direttore responsabile Raffaello Ferruzzi e come redattore responsabile Franco Monicelli, giornalista che successivamente scriver\u00e0 la sceneggiatura del capolavoro Riso Amaro, film diretto da Giuseppe De Santis. Piccolo inciso, Franco \u00e8 anche il fratello di Mario Monicelli, grande regista e padre della commedia all\u2019italiana. Nella prima pagina del primo numero di Cantachiaro campeggia grande una vignetta che vede ritratto Mussolini con un piccolo Colosseo caduto in terra e in frantumi. Il titolo \u00e8 \u201cO Roma o morte\u201d e la battuta pronunciata dal Duce, con rimando alla sua origine romagnola, \u00e8: \u201cBoia d\u2019un mond leder, come mi \u00e8 saltato in testa di dire una simile fesseria?\u201d. Molto bello il disegno a firma Furio, quasi certamente Furio Scarpelli, grande disegnatore, figlio di Filiberto Scarpelli, e successivamente famoso sceneggiatore in coppia con Age (Agenore Incrocci), con cui scriver\u00e0 capolavori come I soliti ignoti e L\u2019armata Brancaleone per la regia di Mario Monicelli.<br \/>\nTorniamo ora al nostro delizioso Avanti Pettirosso, dove Avanti \u00e8 un chiaro rimando al giornale socialista, al punto che la seconda firma del giornale \u00e8 Ezio Villani, redattore responsabile de L\u2019Avanti. Nel numero due troviamo un Mussolini intento a passeggiare in una stanza mentre guarda la foto di Napoleone Bonaparte e tiene il braccio all\u2019interno della camicia da notte, a rimando del gesto tipico dell\u2019imperatore francese. Il titolo \u00e8 Ultima Speranza, mentre la battuta pronunciata \u00e8: \u201cMagari potessi finire anch\u2019io su un\u2019isoletta!\u201d a testimonianza della fine di un potere, preannunciando la fine tragica che lo aspetta l\u2019anno successivo. Il disegno non \u00e8 firmato.<\/p>\n<p>Le vignette, tutte divertenti o amare, proseguono nei numeri successivi con bordate anche contro il re e Hitler. Ancora una molto divertente vede Mussolini davanti allo specchio in cui \u00e8 riflesso uno scheletro dire: \u201cE\u2019 proprio vero\u2026 sto dimagrendo\u201d. Con il trascorrere dei numeri iniziano a comparire alcune firme come quella di Migneco (Angelo Migneco, fratello del pi\u00f9 celebre pittore Giuseppe) che proveniva dalle pagine de Il Settebello, e si inizia a riconoscere il tratto di Raul Verdini, Attalo e Averardo Ciriello, tutti ancora senza firma anche se di Ciriello talvolta compare una timida A.C. che potrebbe esser confusa con Avanti Cristo. Di Ciriello, straordinario illustratore e pittore, tra gli infiniti materiali prodotti, non possiamo fare a meno di citare il manifesto realizzato per il film Casanova di Fellini, disegnato nel 1976. Ma \u00e8 davvero una goccia nel mare della sua sterminata produzione.<\/p>\n<p>Il Pettirosso doveva sicuramente partire con una tiratura ridotta per poi approdare ad una ristampa. Prova ne \u00e8 il fatto che si trovano molto spesso doppioni del giornale, assolutamente uguali ma con il prezzo di vendita diverso che passa da due a tre lire. Ora, non \u00e8 chiaro se l\u2019aumento fosse precedente o successivo, ovvero se la prima edizione costasse due e la ristampa tre o viceversa. Ma questo non toglie o aggiunge nulla al fatto che vi era una ristampa dovuta al successo del giornale.<\/p>\n<p>Dal numero 7 del 1945 del Pettirosso la testata compare in edicola singola senza pi\u00f9 la scritta Avanti e cessa anche la doppia firma di Ezio Villani. Probabilmente si iniziava a preparare l\u2019uscita ufficiale dello storico giornale socialista dopo anni di edizioni clandestine. Oppure a irritare l\u2019animo socialista e comunista fu la pubblicazione sul giornale di documenti dell\u2019OVRA (Organizzazione Vigilanza Repressione Antifascista), palesemente falsi, indirizzati per\u00f2 a Pietro Nenni e Palmiro Togliatti. Fatto \u00e8 che dal numero sette del febbraio 1945 la testata compare sola senza sullo sfondo la scritta Avanti.<\/p>\n<p>A segnalare la moltitudine di giornali che escono in quel momento, ricordiamo una vignetta della prima pagina che vede un lettore di spalle a un\u2019edicola affollata di carta che, passando i soldi all\u2019edicolante dice: \u201cMi dia un giornale\u201d. Il titolo del disegno \u00e8 Lettore Imparziale. Nella stessa prima pagina trova posto un disegno firmato A.C., il nostro amato Ciriello, dal titolo Mutande Nere, dove si vede un signore con un gran paio di mutandoni rivolgersi alla moglie dicendo \u201cCredi si riconosca che era una camicia nera?\u201d. Il disegno simboleggia i tanti fascisti intenti a rifarsi molto velocemente una verginit\u00e0 antifascista e cancellare ci\u00f2 che oggi appare come una macchia infamante. Del resto non possiamo dimenticare che il Duce fu seguito spontaneamente e sinceramente da moltissimi italiani. Erano tutti fascisti, volenti o nolenti, ma la maggior parte certamente credeva nella sua figura di indiscusso fascino carismatico. Il giornale si scaglia continuamente contro le figure ormai appassite di Hitler e Mussolini e ancora nel marzo del 1945 compare in prima pagina un disegno senza firma titolato L\u2019ultima Adunata che vede i due dittatori applaudirsi da soli. Segno dei tempi che cambiano e di una libert\u00e0 che avanza veloce. Eppure non dobbiamo dimenticarci che i due sono ancora ben vivi. Come sappiamo, Mussolini sar\u00e0 fucilato nella notte tra il 27 e il 28 aprile mentre il cadavere di Hitler sar\u00e0 ritrovato il 30 aprile nel suo bunker di Berlino, dopo aver ingerito una capsula di cianuro ed essersi sparato un colpo in testa, ed aver fatto seguire la stessa sorte a sua moglie Eva Braun. I cadaveri vennero ritrovati dalle truppe dell\u2019Unione Sovietica entrate nella citt\u00e0.<\/p>\n<p>A proposito del matrimonio di Hitler, \u00e8 molto ironica e cinica la vignetta di prima pagina del numero 13 dei primi di aprile, sempre di Ciriello, dal titolo Hitler Si Sposa dove si vede il F\u00fcrer con la moglie gi\u00e0 vestita di nero dire ai suoi ufficiali: \u201cCamerati, vi presento la mia vedova\u201d. E ancora nel numero 16 non possono sfuggire una vignetta in prima pagina dedicata a Mussolini e alla sua fuga verso la Svizzera (poi intercettata dai partigiani che procederanno alla sua fucilazione), e nemmeno un disegno a pagina 3, piccola strip senza parole di umorismo surreale, non firmata ma assolutamente attribuibile a Federico Fellini che inizia cos\u00ec la sua collaborazione al giornale.<\/p>\n<p>Fellini gi\u00e0 negli anni Trenta aveva esordito con i suoi racconti e con i suoi disegni sul giornale Marc\u2019Aurelio e nel frattempo aveva iniziato anche a lavorare con l\u2019EIAR, ente radiofonico che pi\u00f9 tardi diventer\u00e0 Rai. Dal numero 15 compare anche la firma di Ruggero Maccari come condirettore che affianca quella di Primo Parrini. Maccari sar\u00e0 poi sceneggiatore del film Il Sorpasso di Dino Risi e di Brutti sporchi e cattivi di Ettore Scola (altro meraviglioso disegnatore che esordir\u00e0 su Marc\u2019Aurelio anni dopo, prima di diventare quel meraviglioso regista che conosciamo), a testimonianza di quanto i giornali siano serviti da palestra per una generazione che poi sar\u00e0 dedita al cinema.<\/p>\n<p>Con i numeri di Maggio iniziano a comparire alcune firme, Migneco a parte che firma dai primi numeri. Si svela dunque Attalo e successivamente anche Verdini. Proseguono le gag surreali di Fellini che iniziano ad essere accompagnate da parole.<br \/>\nDi certo il giornale non era distribuito nei territori della Repubblica di Sal\u00f2 e prova ne \u00e8 il fatto che esistono alcuni numeri di giugno del 1945 realizzati appositamente come \u201cEdizione per l\u2019alta Italia\u201d. La numerazione \u00e8 la stessa ma il disegno della testata diverso, cos\u00ec come la grafica e il giornale. Paragonando un paio di questi numeri all\u2019edizione tradizionale si ha l\u2019impressione che siano stati confezionati appositamente usando materiale tratto dai numeri precedenti.<\/p>\n<p>Evidentemente stiamo parlando di giugno del 1945, ovvero dopo la morte di Mussolini avvenuta il 28 aprile 1945. Il 25 aprile \u00e8 una data simbolo in quanto fu il giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclam\u00f2 l\u2019insurrezione nazionale di tutte le forze partigiane assumendo il potere in nome del popolo italiano e quale delegato del governo. Bologna era stata liberata il 21 aprile, Genova il 23 aprile Torino il 27 aprile e Venezia il 28 aprile. Milano \u00e8 invece liberata il 25 aprile, ed essendo base del comitato di liberazione, diviene successivamente il simbolo ancora oggi celebrato.<\/p>\n<p>Il giornale Pettirosso nel frattempo cambia formato e diventa pi\u00f9 simile al tabloid quotidiano, formato gi\u00e0 conosciuto per l\u2019uso fatto dai giornali in precedenza come Marc\u2019Aurelio, Settebello e Bertoldo.<br \/>\nI temi trattati sono davvero vari e di attualit\u00e0, dalla lotta agli accaparratori al dramma dei reduci, mentre proseguono i disegni contro chi ora prende le distanze complete dal fascismo. Sono vignette generiche che testimoniano un sentire popolare, un mal costume e non sono certo attacchi personali nei confronti di qualcuno.<\/p>\n<p>Iniziano nuovamente i nomi scritti sotto i disegni, riprendendo la tradizione consolidata in uso da sempre. Vediamo cos\u00ec di Luigi Bompard, grande firma de Il Travaso delle idee accanto a quelle di Mancini e Del Sonno. La squadra del giornale \u00e8 abbastanza ben formata. Nel numero 50 del 30 agosto del 1945 l\u2019ottimo Ciriello troneggia in prima pagina con un disegno dal titolo Dopo le Elezioni Inglesi, che vede Vittorio Emanuele III dire al proprio medico: \u201cDottore, mi gira la corona\u201d a seguito di ci\u00f2 che sullo stesso giornale viene definito \u201cil tramonto di Churchill\u201d che, dopo aver guidato l\u2019Inghilterra nell\u2019ora buia, viene battuto dal laburista Clement Attlee, forse per allontanare non tanto l\u2019uomo ma l\u2019idea di chi aveva chiesto sacrifici. Nell\u2019agosto del 1945 troviamo anche un pezzo in prima pagina a firma Simili, presumibilmente Massimo Simili, grande umorista catanese che poi avr\u00e0 successo con i suoi romanzi e trover\u00e0 spazio sulle pagine di Candido, diretto da Giovannino Guareschi. Simili, per la cronaca, fu colui che per primo rivisit\u00f2 umoristicamente l\u2019articolo primo della Costituzione italiana scrivendo \u201cL\u2019Italia \u00e8 una Repubblica fondata sul lavoro degli altri\u201d. Non a caso il suo pezzo su Pettirosso \u00e8 titolato Stampa Libera e dimostra grande apertura politica in funzione della satira e della linea editoriale del giornale. Verso fine anno prende a collaborare anche l\u2019ottimo vignettista Hugo Giammusso, che poi trover\u00e0 maturit\u00e0 sulle pagine di Cantachiaro e de Il Travaso delle Idee. Nel frattempo Fellini continua ad affinare il suo stile e riscontra favori del pubblico.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza di questo bel giornale, molto libero e in totale favore della completa libert\u00e0 di stampa si esaurir\u00e0 con il numero 26 del 1946. I disegnatori passeranno ad altri giornali. Tra le molte testate che sorgono in questi anni vanno assolutamente citati Don Basilio, ferocemente anticlericale e antidemocristiano, e Il Galantuomo, diretto dal disegnatore Giaci Mondaini, in attesa che rientri dal campo di prigionia Giovannino Guareschi, che inizier\u00e0 l\u2019avventura di Candido con gli amici Mondaini e Giovanni Mosca.<\/p>\n<p>Molte altre riviste andrebbero citate cos\u00ec come molti singoli disegni apparsi su Pettirosso andrebbero menzionati e raccontati, ma questo porterebbe altrove. Spero di aver dato l\u2019idea del clima e l\u2019importanza che ha questa testata, nata in un momento di libert\u00e0 sia pur nella difficolt\u00e0, che attraversa la trasformazione dell\u2019Italia e passa da uno stato di guerra, ampiamente improntato anche in guerra civile, alla nascita della Repubblica che segna definitivamente la fine della dittatura, il tutto visto attraverso la penna e la matita di alcuni giovani di strabiliante talento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Pettirosso, giornale satirico, \u00e8 molto importante per svariati motivi. 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