{"id":99447,"date":"2020-06-15T18:14:20","date_gmt":"2020-06-15T16:14:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.divagnoluoghidellamemoria.it\/luoghidellamemoria\/?p=99447"},"modified":"2021-02-03T13:26:51","modified_gmt":"2021-02-03T12:26:51","slug":"la-manifestazione-come-rito-collettivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.divagnoluoghidellamemoria.it\/luoghidellamemoria\/2020\/06\/15\/la-manifestazione-come-rito-collettivo\/","title":{"rendered":"La \u201cmanifestazione\u201d come rito collettivo"},"content":{"rendered":"<p>Il mito di Giuseppe Di Vagno era nel profondo della gente di Conversano: Simona Colarizi, la studiosa che fra i primi si \u00e8 occupata di Lui in una dimensione scientifica, oltre ad aver scritto che &#8220;la sua figura appartiene alla storia nazionale&#8221;, ha ricordato che in molte case del popolo di Conversano la foto Di Vagno era custodita negli anni bui della dittatura come un\u2019immagine sacra.<br \/>\nMa anche per ragioni familiari Giuseppe Di Vagno, gi\u00e0 nella fanciullezza, a me era molto noto: della moglie, donna Giuseppina Fanelli, nostra dirimpettaia di casa, mio Zio Sacerdote era il confessore e padre spirituale. Sicch\u00e9 tutto quello che accadeva nella citt\u00e0 e che riguardava Di Vagno, da ragazzo, non poteva non incuriosirmi.<br \/>\nEd innanzitutto i cortei che negli anni \u201850 del novecento i Socialisti organizzavano, anno dopo anno, il giorno dell\u2019assassinio, e non in un clima di serenit\u00e0! Assieme ai socialisti, in giro per la Citt\u00e0 c\u2019erano ancora molti fascisti e loro familiari, assieme ai componenti la squadra omicida in trasferta a Mola.<br \/>\nRicordo i cortei, con in testa le bandiere rosse, dietro le quali marciavano soprattutto operai; due dei quali portavano fra le braccia un quadro con la fotografia di Giuseppe Di Vagno, immerso in una robusta cornice di legno e un folto serto di verde alloro, che faceva il giro della citt\u00e0, con una sosta al Monumento ai Caduti che allora era situato al limite del Largo della Corte: ed erano volti duri, segnati dal sole e dalla fatica, forse anche dalla rabbia, che passando da quel luogo volevano far comprendere la continuit\u00e0 tra tutti i \u201ccaduti per la Patria\u201d: come anche Di Vagno per loro lo era.<br \/>\nMa ricordo anche una manifestazione organizzata dal Comune, quand\u2019era Sindaco il prof. Vittorio Martino, forse il 1959 (di cui abbiamo una rara testimonianza fotografica), e con Matteo Fantasia leader della DC locale, giunta e assessori, assieme ad esponenti socialisti e comunisti.<br \/>\nPoi, mano a mano, i miei ricordi si fanno sempre pi\u00f9 vivi, perch\u00e9 sempre pi\u00f9 attiva \u00e8 stata la partecipazione a quell\u2019evento di rinnovata drammatizzazione di un lutto molto avvertito.<br \/>\nMa le celebrazioni sono utili o inutili? Lo cominciai a pensare allora, lo penso oggi, vieppi\u00f9: la mia risposta, da sempre \u00e8 che non siano inutili.<br \/>\nAnche le celebrazioni hanno un significato nel tipo di societ\u00e0 in cui viviamo, in quanto rappresentano il modo per drammatizzare la memoria.<br \/>\nE la memoria ha bisogno di veicoli e di drammatizzazione, giacch\u00e9 nessuno di noi pu\u00f2 pensare che il ricordo che deve rimanere possa essere affidato solo alla lettura delle nostre ponderose e, a volte noiosissime, raccolte storiche, secondo la stessa Colarizi.<br \/>\nE poi perch\u00e9 la drammatizzazione della memoria attraverso le commemorazioni difficilmente pu\u00f2 prestarsi ad operazioni di revisione, giacch\u00e9 in genere prevale continuit\u00e0 di giudizi e interpretazioni: com\u2019\u00e8 accaduto sulla figura di Di Vagno, la cui memoria ha continuato ad essere viva nonostante quella sorta di rimozione operata dalla storiografia nazionale per un trentennio, fra gli anni cinquanta e ottanta del novecento, quando gli storici hanno smesso d\u2019indagare sulle cause del delitto, sul raffronto storicamente ragionato, pi\u00f9 che solo emotivo, tra Di Vagno e Matteotti: come, invece, aveva iniziato a fare la stampa d\u2019ispirazione socialista (&#8220;Humanitas&#8221; e &#8220;La Puglia Socialista&#8221;) negli anni immediatamente successivi ai due delitti e come di recente ha messo in evidenza &#8220;Internazionale&#8221; nel fascicolo del del 28 febbraio 2020.<br \/>\nSe si guarda ai discorsi o alle commemorazioni a pochi giorni dall\u2019assassinio di Di Vagno, o a distanza di molti decenni, ritroviamo nei confronti di questa personalit\u00e0 gli stessi riconoscimenti che aveva avuto allora, senza alcuna distorsione: il che \u00e8 molto importante, ma anche molto raro.<br \/>\nMa torniamo alle Commemorazioni.<br \/>\nNelle elezioni del 1963 Peppino Di Vagno, il figlio, \u00e8 eletto Deputato al Parlamento, e con largo suffragio: a suo sostegno, assieme al popolo socialista conversanese e pugliese, si mossero molti amici suoi sparsi in Italia, alcuni dei quali, Cecchino Tat\u00f2 e Eugenio Laricchiuta, erano stati amici anche di suo Padre.<br \/>\nFu naturale, perci\u00f2, convocare a Conversano il 25 settembre del 1963 un\u2019imponente manifestazione di ricordo con larghissima partecipazione di popolo di Conversano, della terra di Bari, e non solo.<br \/>\nTenne l\u2019orazione, in una piazza gremita all\u2019inverosimile, il deputato socialista Leonetto Amadei, grande avvocato toscano, sanguigno e dall\u2019eloquio elegante. Credo fosse Sottosegretario alla Giustizia; poi sar\u00e0 Giudice e Presidente della Corte Costituzionale.<br \/>\nFu l\u2019inizio di un percorso lungo, che da quell\u2019anno in gran parte ho vissuto in prima persona; infatti, ogni 25 settembre a Conversano si \u00e8 svolta la Manifestazione: ormai l\u2019identificavamo cos\u00ec.<br \/>\nNel 1966, quando per la prima volta (temo l\u2019unica!) fra i socialisti si parlava di unificazione, alla segreteria del PSI venne l\u2019idea di far arrivare a Conversano per la Manifestazione i segretari nazionali dei due partiti che di l\u00ec ad un mese si sarebbero unificati: Francesco De Martino per il PSI e Mario Tanassi per il PSDI. Ci recammo a Roma, trattammo. Il 25 settembre, al mattino a Bari e nel Teatro Petruzzelli, alla sera a Conversano, dopo la visita alla Tomba nel Cimitero, un grande comizio in Piazza XX settembre, Francesco De Martino e Mario Tanassi celebrarono l\u2019anniversario. L\u2019evento interess\u00f2 la stampa nazionale.<br \/>\nUn aspetto politico merita attenzione: la partecipazione dei socialisti, soprattutto non di Conversano.<br \/>\nIl PSI \u00e8 stato un partito diviso per correnti, in terra di Bari molto litigioso: era la lotta per la leadership tra Di Vagno jr., i Lenoci, Finocchiaro, Pellicani al tempo del PSU, lo stesso Formica, ma anche la frazione minoritaria della sinistra lombardiana. Ma lo scontro pi\u00f9 acuto era tra Giuseppe Di Vagno jr. e i Lenoci: Stefano prima, Titino e Claudio in seguito anche se solo marginalmente.<br \/>\nSalvo che alla manifestazione con Bettino Craxi e Felipe Gonz\u00e1les del 1977, nel Teatro Petruzzelli gremito all\u2019inverosimile (della quale la Fondazione conserva la registrazione dei discorsi pronunciati) non credo d\u2019aver mai visto mai i Lenoci alle altre edizioni; contrariamente a Rino Formica per il quale il sacrifico di Giuseppe Di Vagno ha rappresentato da sempre lo stigma del Socialismo meridionale.<br \/>\nVa ricordato che alle Manifestazioni organizzate a Conversano hanno partecipato sempre dirigenti socialisti delle altre sezioni di partito: Monopoli, Alberobello, Noci, Putignano, Castellana, Polignano, Gioia del Colle (sempre con la stessa delegazione guidata da Costantino Colacicco); tanti altri Comuni fino a Barletta, Canosa, addirittura Minervino Murge.<br \/>\nMa le divisioni non risparmiarono neppure Conversano, la nostra citt\u00e0, dove nel 1974 non senza forti contasti interni un gruppo di giovani emergenti rovesci\u00f2 il precedente assetto: sicch\u00e9 al corteo verso il Cimitero del 25 settembre, con in testa il neo e giovane segretario Lino Lorusso, ci riducemmo ad una ventina di compagni, e non fu un bel vedere!<br \/>\nNegli anni si succedono altri leader nazionali socialisti fra i quali Giacomo Mancini, Giovanni Mosca ed altri.<br \/>\nMa ormai la manifestazione appare sempre pi\u00f9 rituale e stanca, complice la grave crisi che investe, assieme al Partito Socialista, l\u2019intero sistema dell\u2019organizzazione della politica.<br \/>\nEppure, \u00e8 d\u2019uopo citarne alcune fra le pi\u00f9 importanti che nonostante la crisi si sono succedute nel tempo, anche perch\u00e9 ormai di esse si prende cura la Fondazione Di Vagno la quale, anzi, viene rivitalizzata anche in quella funzione, e non come surrogato della politica e dei partiti.<br \/>\nIl 79\u00b0 anniversario, nel 2000, si svolge nella Sala del Consiglio Comunale di Conversano, per la circostanza gremitissima di socialisti desiderosi soprattutto di veder ricostruito il partito; la mia relazione commemorativa fu pubblicata, assieme ad altri significativi interventi, nel Volume Giuseppe Di Vagno Documenti e Testimonianze, edito dalla Camera dei Deputati nel 2004.<br \/>\nNel 2001 cade l\u2019ottantesimo anniversario e per l\u2019occasione si decide di organizzare la Manifestazione assieme: Fondazione Di Vagno, IPSAIC e Fondazione Gramsci di Puglia; una serata a Conversano dove relaziona Gaetano Arf\u00e8 (che segna la ripresa della ricerca storiografica intorno alla figura di Di Vagno) e la sera precedente a Mola con una tavola rotonda partecipata da Antonio Leuzzi, Luigi Masella e Francesco Fistetti, coordinata da Federico Pirro, giornalista Rai con militanza nel PCI, nella quale con particolare evidenza si not\u00f2 l\u2019assenza davvero assordante del Sindaco (di sinistra!) della Citt\u00e0, che pure aveva assicurato la partecipazione; la quale simbolicamente avrebbe voluto attestare, da l\u00ec in avanti, che la Citt\u00e0 nella quale si era consumato il delitto fascista non avrebbe mai pi\u00f9 potuto essere assente.<br \/>\nDa quell\u2019anno, dunque, quella ritualit\u00e0 collettiva si svolge accantonando ogni sentimentalismo e affidando il ricordo dell\u2019evento e del suo contesto all\u2019analisi storica.<br \/>\nDal 2002 hanno partecipato alle iniziative culturali da noi promosse Rino Formica, Beppe Vacca e Simona Colarizi, Adolfo Pepe (Fondazione Di Vittorio) e Rita Candeloro (CGIL), Alfredo Reichlin.<br \/>\nCi siamo adoperati perch\u00e9 l&#8217;istituzione parlamentare dove Giuseppe Di Vagno oper\u00f2, seppure per troppo breve lasso di tempo, desse il suo sostegno alla dimensione nazionale della nostra memoria.<br \/>\nE i Presidenti della Camera dei Deputati aderirono con convinzione. Nel 2005 con Pier Ferdinando Casini, accompagnato dal Questore della Camera Francesco Colucci, venne presentato il primo dei tre volumi editi sempre dalla Camera; Fausto Bertinotti fu tra noi nel 2007 anche per la presentazione del secondo volume; e Laura Boldrini nel 2014 anche in occasione del Convegno sulla Grande Guerra che studi\u00f2 l\u2019ostilit\u00e0 al conflitto di Di Vagno.<br \/>\nNel 2008 si decise che la Manifestazione (dopo il doveroso e collettivo omaggio alla Tomba nel Cimitero di Conversano) si sarebbe svolta a Mola con il Sindaco Mola Nico Berlen, Guido Lorusso e letture scelte, recitate da Pasquale D\u2019Attoma.<br \/>\nPer la Manifestazione del 2010 affidammo la relazione, con l\u2019esordio del giovane socialista Cristiano Boccuzzi, al procuratore della Repubblica di Bari Antonio Laudati sul tema della legalit\u00e0 condivisa. Nella circostanza venne fu annunciato il terzo volume edito sempre dalla Camera sul Processo Di Vagno, fu presentato il docufilm Lutto di civilt\u00e0 del giovane regista Pierluigi Ferrandini e si dette conto di una emozionante scoperta: quella dell\u2019incontro con Divagno Conti, un signore che nasce nel Casentino (Arezzo) un mese dopo l\u2019assassinio e al quale i genitori decidono d\u2019assegnare Divagno come nome di Battesimo; un nome che lui porter\u00e0 con orgoglio per tutta la vita, salvo durante il periodo fascista, quando il regime gli impose il nome Mario. Vicenda che altri racconteranno nel dettaglio.<br \/>\nIl Novantesimo anniversario si \u00e8 celebrato il 5 novembre del 2011 alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e delle maggiori Autorit\u00e0 regionali. Ascoltammo con grande interesse la relazione dello storico Leonardo Rapone.<br \/>\nEd ancora, nel 2013 ci onor\u00f2 della sua presenza il Presidente della Corte Costituzionale Franco Gallo, subito dopo il Gemellaggio tra le Citt\u00e0 di Conversano e Fratta Polesine, patria di Matteotti, e Trecenta, patria di Nicola Badaloni.<br \/>\nSono agli anni nei quali abbiamo perseguito con grande determinazione e pazienza un obiettivo per noi essenziale come l&#8217;istituzione del Premio nazionale di ricerca Di Vagno, che il Parlamento ha varato nel giugno 2015, che concepiamo come alternativa al Monumento, che pure era nelle pi\u00f9 diffuse attese.<br \/>\nDunque, da quell\u2019anno la Manifestazione si consolida nella sua fisionomia di giornata di studio con la partecipazione come relatore del Presidente dell\u2019Istituto di studi storici socialisti Filippo Turati di Firenze, prof. Maurizio degl\u2019Innocenti, accanto ai deputati Dario Ginefra e Antonio Di Staso, presentatori del Disegno di Legge sul Premio.<br \/>\nLa proclamazione del vincitore del Premio, infatti, \u00e8 per noi il modo pi\u00f9 efficace per sottrarre la Manifestazione al forte rischio della retorica.<br \/>\nSempre in quegli anni un gruppo di giovani socialisti conquista il Comune di Basile, in provincia di Cosenza, e il Sindaco decide d\u2019intitolare una nuova Piazza a Di Vagno con una manifestazione pubblica, molto sobria e suggestiva, alla quale partecipai personalmente.<br \/>\nOrmai da quasi due anni siamo impegnati a preparare al meglio il Centenario, con un vasto programma di ricostruzione storiografica del blocco storico (1918-1922) all\u2019interno del quale viene ucciso Di Vagno, e il fascismo servendosi della violenza s\u2019impadronisce del potere e dello Stato.<\/p>\n<p>Abbiamo voluto negli anni ricordare quella ricorrenza, e con determinazione, nella ferma convinzione che la Memoria va preservata con ostinazione, perch\u00e9 essa \u00e8 come una pianta che va seminata e nutrita, va attentamente sorvegliata perch\u00e9 possa dare il suo frutto; e perch\u00e9 essa, la Memoria, la pianta che solo se trattata in quel modo pu\u00f2 rappresentare il nutrimento per il futuro, solo cos\u00ec potr\u00e0 sopravvivere ai tempi molto magri di valori e sentimenti che viviamo; al dimenticato senso di comunit\u00e0 al quale, invece, speriamo di essere restituiti al termine dell\u2019emergenza da Covid 19 che il mondo intero attraversa in queste drammatiche settimane e in fondo alle quali ci attente la \u201cricostruzione\u201d per affrontare la quale, immagino, ancora una volta occorrer\u00e0 far ricorso sempre a lei: alla Memoria.<\/p>\n<p>Dopo questa riassuntiva narrazione credo sia lecito anche interrogarsi sul valore di quelle Manifestazioni e se sia pi\u00f9 giusto pregare privatamente o pregare insieme. Un tempo per pregare, privatamente o insieme, si aveva fede, una parola oggi abbastanza desueta: e sempre di Fede si tratta, sia se \u201cfede\u201d dei credenti nell\u2019aldil\u00e0 o quella dei laici che lottando per un mondo migliore ha contenuti e destinatari diversi.<br \/>\nE poi, se il rito individuale o quello collettivo sia o non sia la medesima cosa; e personalmente sarei portato a ritenere che non sia.<br \/>\nLo storico Franco Cardini racconta che Sant\u2019Agostino vide Sant\u2019Ambrogio meditare in silenzio la parola di Dio e ne rimase sconvolto, perch\u00e9 era abituato alla preghiera a voce alta e collettiva come nella tradizione latina.<br \/>\nInfatti, sempre con Cardini: Esiste la preghiera mistica, che si fa in silenzio e da soli, ma, come direbbero gli ebrei, non \u00e8 la preghiera che Dio predilige. La preghiera privilegiata \u00e8 quella che il popolo di Dio fa, ordinatamente, tutto insieme.<br \/>\nSe questo \u00e8 vero per la tradizione religiosa, lo \u00e8 a maggiore ragione per quella laica, in particolare per tradizioni politiche che per loro essenza affidano il cambiamento alle iniziative collettive e di massa, se non alla (assai improbabile) rivoluzione.<br \/>\nAl centro delle quali non pu\u00f2 non esserci la competizione civile e democratica e la lotta contro ogni forma di violenza per la conquista del potere e per la democrazia.<br \/>\nL\u2019esatto contrario di quello che accadde in quella sciagurata sera del 24 settembre, ormai di un secolo fa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mito di Giuseppe Di Vagno era nel profondo della gente di Conversano: Simona Colarizi, la studiosa che fra i primi si \u00e8 occupata di Lui in 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