{"id":99450,"date":"2020-06-22T18:18:40","date_gmt":"2020-06-22T16:18:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.divagnoluoghidellamemoria.it\/luoghidellamemoria\/?p=99450"},"modified":"2021-02-03T13:22:50","modified_gmt":"2021-02-03T12:22:50","slug":"divagno-conti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.divagnoluoghidellamemoria.it\/luoghidellamemoria\/2020\/06\/22\/divagno-conti\/","title":{"rendered":"Divagno Conti"},"content":{"rendered":"<p>Divagno detto Gnagno. Un nome che nessun altro al mondo ce l\u2019ha e in pochissimi davvero possono indovinarne l\u2019origine. Ma non \u00e8 una pagina bianca. \u00c8 uno di quei nomi che, se vivi in un paese libero, lasciano raccontare a chi li porta la propria storia nel solco di una eredit\u00e0 ideale, a testa alta, ma che pu\u00f2 capitare di dover pronunciare a voce bassa, se non persino cambiarlo, subendo rettifiche anagrafiche che lo fanno diventare \u201cMario\u201d, almeno fino a che non gira il vento, soprattutto quando si mette a soffiare sul fuoco che manda in fumo la segheria di tuo padre. Il guaio \u00e8 che gli squadristi vedono nel tuo nome un nemico da abbattere, assassinato nel corpo, ma che rispunta come un fantasma a mille chilometri di distanza. Perch\u00e9 l\u2019azione di chi ha ispirato il nome di quel bambino \u00e8 un\u2019onda lunga che dalla Puglia lambisce il cuore del laboratorio politico italiano, al confine tra Toscana ed Emilia, le aree in cui maggiormente (insieme al nord delle Marche e propaggini lombarde e venete) si accende la lotta tra socialisti e fascisti durante il biennio rosso, ed \u00e8 anche dove si accentua il rifiuto del clericalismo e l\u2019aspirazione al primato della politica fin nell\u2019onomastica, costellata di Libertario, Giustizia, Germinal, Ribella, Ateo, Comunarda, Avanti, Soviet, Ferrer, Repubblica, Lenin, Troschi e Scioperina.<br \/>\nL\u00ec a Soci, minuscola frazione di Bibbiena in provincia di Arezzo ci sono tre fratelli di fede socialista che di cognome fanno Conti. Le loro mogli sono incinte. Quando vengono a sapere dell\u2019assassinio di Giuseppe Di Vagno, un fatto che sentono inaccettabile, decidono che il primo nato avrebbe portato il nome del deputato di Conversano. Trascorse poche settimane, il pi\u00f9 turatiano dei tre fratelli festegger\u00e0 di aver bruciato gli altri sul tempo. Aveva conosciuto e visto intervenire in Parlamento il colossale deputato socialista proprio quell\u2019anno, una volta che era sceso a Roma per affari; una scappata ce la faceva sempre, senza politica non ci sapeva stare. E ora l\u2019avrebbe ricordato ogni volta chiamando a s\u00e9 il figliolo: Divagno Conti (virgola) Giuseppe. Da buon ateo non si era interessato di battezzarlo. Era stata la nonna a portare di volata il neonato in chiesa. Il prete quel nome gli metteva i brividi e impose l\u2019aggiunta di Giuseppe. Poco male, da un lato si pensa a Garibaldi, dall\u2019altro al falegname del presepe. L\u2019importante era continuare a far echeggiare ancora e sempre nelle strade il nome del primo deputato socialista ucciso dai fascisti. Perch\u00e9 non lo avrebbero ricordato soltanto in casa, o nelle vie del paese, l\u2019avrebbero ricordato nel mondo intero, secondo i dogmi dell\u2019internazionalismo; e quanto \u00e8 vero tra l\u2019altro che il nome individuale \u00e8 \u201cparte della denominazione collettiva\u201d, lo sosterr\u00e0 l\u2019antropologo Claude L\u00e9vi-Strauss ne Il pensiero selvaggio (Il saggiatore, 1964). Se poi ai fascisti non sta bene e sui documenti scrivono Mario \u00e8 solo un altro valido motivo per saggiarne la stupidit\u00e0, l\u2019abuso e la prepotenza. A Soci nessuno conosce quel bambino come Mario. A scuola le maestre e i compagni di classe lo chiamano Divagno. In famiglia \u00e8 Gnagno. Sui fazzoletti ha ricamata l\u2019iniziale D. E lui quel nome lo considerer\u00e0 sempre \u201cuna grazia di dio\u201d, da andarne fiero. Felice che non gli sia toccato Ferr\u00e8 come al cugino, che prese il nome dall\u2019anarchico spagnolo Francisco Ferrer Guardia, fucilato a Barcellona nel 1909 &#8211; lo zio dopo Livorno era diventato comunista &#8211; oppure come la cugina che aveva rischiato di chiamarsi Lavagnina, a ricordare il ferroviere socialista Spartaco Lavagnini, precursore della \u201csvolta\u201d comunista, ucciso dai fascisti a Firenze nel febbraio del \u201921 mentre in ufficio lavorava a un nuovo numero di \u201cL\u2019azione comunista\u201d, il settimanale da lui fondato.<br \/>\nCos\u00ec Divagno Conti pu\u00f2 annoverarsi come unica ricorrenza, neppure registrata nel pi\u00f9 esaustivo tra gli studi storici sull\u2019argomento (Stefano Pivato, Il nome e la storia. Onomastica e religioni politiche nell&#8217;Italia contemporanea, il Mulino, 1999). Resta un nome che nessuno al mondo ce l&#8217;ha, da quando nel 1866, anno di istituzione dell\u2019anagrafe civile italiana, la registrazione dell\u2019atto di nascita non \u00e8 pi\u00f9 prerogativa del parroco ma di un ufficiale di stato civile (anche se il controllo dei preti al momento del battesimo \u00e8 testimoniato proprio dalla vicenda di Divagno Conti con l\u2019imposizione di quel secondo nome, Giuseppe). Quando il repertorio onomastico italiano inaugura la stagione dei cosiddetti nomi ideologici, la passione patriottica sostitu\u00ec dapprima ai nomi dei santi quelli di illustri romani, sulla scia della rivoluzione francese che mettendo per prima in crisi profonda il rapporto tra religione e societ\u00e0 fa del nome proprio un atto di testimonianza politica e soprattutto di rifiuto dei valori preesistenti e rigenerazione sociale. In Francia si fa ampio ricorso alla classicit\u00e0 dei Gracco, Spartaco, Scevola e Cornelia, per affiancarli alle parole d\u2019ordine del programma ideologico (Libert\u00e9, Voltaire, Victoire, Jacobine\u2026), da noi si moltiplicano quelli dei martiri del Risorgimento fino a soppiantare, proprio negli strati sociali pi\u00f9 popolari, in certe zone della Romagna ad esempio, quelli dei santi in calendario. Lo stesso Garibaldi impone ai figli due cognomi in funzione di nomi personali: Menotti, il patriota giustiziato dagli austriaci nel 1831 (Menotti \u00e8 un nome ancora diffuso nell\u2019Italia degli anni Cinquanta) e Ricciotti, ispirato al carbonaro Nicola, che fin\u00ec fucilato con i fratelli Bandiera in Calabria. Di tutte le fedi politiche che si affermano sul finire del secolo XIX, ebbero una parte consistente nel contesto onomastico l\u2019anarchismo e la tradizione dei padri fondatori del socialismo, nascevano figli che gi\u00e0 in fasce portavano bandiere sovversive: Marx, Caserio, Adler, Engelsina, Jaur\u00e8s\u2026 Nomi cos\u00ec sono riecheggiati fino alla seconda met\u00e0 del novecento, non erano infrequenti i Karlmarx tutti d\u2019un fiato, ne ho incrociato uno soprannominato Kalle. Molti hanno memoria dello stopper Niccolai del glorioso Cagliari di Gigi Riva, campione d\u2019Italia nel 1970, che si fregiava del nome Comunardo. Da qualche decennio, estinte le ideologie o quasi, si guarda alla televisione, al cinema e al calcio per i nomi che tramandano passioni di padre in figlio. All\u2019internazionalismo \u00e8 sopravvissuta solo la struttura economica della globalizzazione, per le strade di Napoli sono cresciuti Diegoarmando a profusione, nei villaggi africani corrono Rogermilla, in onore del calciatore camerunese. E nessuno pretender\u00e0 rettifiche anagrafiche, per fortuna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Divagno detto Gnagno. Un nome che nessun altro al mondo ce l\u2019ha e in pochissimi davvero possono indovinarne l\u2019origine. 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