{"id":99453,"date":"2020-06-15T18:19:56","date_gmt":"2020-06-15T16:19:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.divagnoluoghidellamemoria.it\/luoghidellamemoria\/?p=99453"},"modified":"2021-02-03T13:26:30","modified_gmt":"2021-02-03T12:26:30","slug":"piazzale-loreto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.divagnoluoghidellamemoria.it\/luoghidellamemoria\/2020\/06\/15\/piazzale-loreto\/","title":{"rendered":"Piazzale Loreto"},"content":{"rendered":"<p>Le fotografie dei cadaveri di Mussolini, della sua amante Claretta Petacci e di altri sedici tra gli esponenti pi\u00f9 in vista del regime, appesi a testa in gi\u00f9 alla pensilina del benzinaio a Piazzale Loreto o ammucchiati in terra con un gagliardetto piantato in mano per scherno, la foto della fucilazione di Achille Starace, davanti al muro con la scritta \u201cVietato fumare\u201d, animarono un fiorente mercato nei giorni che seguirono il 29 aprile 1945, tanto che il prefetto di Milano dopo due settimane dovette disporne il sequestro e il divieto di esposizione nei luoghi pubblici. Un passo delle memorie dello scrittore Corrado Alvaro (Quasi una vita, 1950) ne d\u00e0 diretta testimonianza: \u201cSi affollano per comprare le fotografie del duce in piazza Loreto, e sono troppi per non lasciar pensare che siano quasi tutti quelli che lo applaudirono e lo lusingarono fino all\u2019abiezione. Uno dice: \u2018Lo porto a mia moglie\u2019. Sono quasi esilarati di non essere potenti, e quindi di tenersi la loro misera e tremebonda vita. Un giornale ha venduto 150 mila copie di queste riproduzioni. Guadagno, un milione e mezzo\u201d.<br \/>\nE lo storico Sergio Luzzatto ancora recentemente ribadisce: \u201cPiazzale Loreto sta alla Liberazione come Piazza Venezia sta al fascismo: vale la sua metafora icastica, ma imbarazzante\u2026 esibisce fin troppo la natura politicamente indistinta e moralmente anfibia della folla plaudente, irretita a Roma dal duce vivo, a Milano dal duce cadavere\u201d.<br \/>\nMa quello che successe a Milano, dopo che alle prime luci dell\u2019alba del 29 aprile il colonnello Valerio (nome di battaglia del capo partigiano Walter Audisio) scaric\u00f2 sul selciato della piazza i cadaveri dei capi del fascismo fucilati a Dongo (la sentenza di morte per Mussolini e la Petacci era stata eseguita a Giulino di Mezzegra) non va considerato soltanto nel suo valore di cerimonia indigesta, che viene a sancire la fine della guerra con la certezza dell\u2019uccisone del duce e della stretta cerchia dei suoi collaboratori, ma come atto conclusivo, preteso tale anche nella sua aperta simbologia, di un conflitto fratricida, che nel biennio \u201943-\u201945 ha assunto i caratteri della guerra civile, facendo riemergere una vena tribale mai del tutto estirpata dalla nostra civilt\u00e0 con \u201cil repentino e traumatico passaggio dalla morte celata a quella ostentata\u201d, dopo l\u20198 settembre. L\u2019azione della Repubblica di Sal\u00f2, in accordo con la mistica delle origini del fascismo e con le tecniche delle rappresaglia nazista, che miravano a spezzare il legame tra popolazione e resistenti, si caratterizz\u00f2 da subito per la scelta terroristica dell\u2019esibizione pubblica dei corpi delle vittime. Gi\u00e0 il 15 novembre del 1943, all\u2019indomani del 1\u00b0 Congresso del Partito Fascista Repubblicano, che si svolse a Verona, una spedizione rastreller\u00e0 Ferrara in segno di intimidazione e rappresaglia per l\u2019uccisione del federale Igino Ghisellini, avvenuta due notti prima. I corpi degli undici oppositori fucilati verranno lasciati per ore in strada \u201criversi in tre mucchi separati, lungo la spalletta della Fossa del Castello, lungo il tratto di marciapiede esattamente opposto al Caff\u00e8 della Borsa; e per contarli e identificarli, da parte dei primi che avevano osato avvicinarsi (di lontano non parevano nemmeno corpi umani: stracci, bens\u00ec, poveri stracci o fagotti buttati l\u00e0, al sole, nella neve fradicia), era stato necessario rivoltare sulla schiena coloro che giacevano bocconi e separare l\u2019uno dall\u2019altro quelli che, caduti abbracciandosi, facevano tuttora uno stretto viluppo di membra irrigidite.\u201d, questa la descrizione che ne offre Giorgio Bassani nel suo racconto La notte del \u201943 (da cui Florestano Vancini trasse il suo film, quasi con lo stesso titolo, aggiungendo l\u2019aggettivo \u201clunga\u201d alla notte).<br \/>\nA partire dalla primavera del \u201944 si erano intensificati i rastrellamenti compiuti dai soldati tedeschi in ritirata, le fucilazioni affidate spesso ai militi dell\u2019Rsi, la distruzione dei paesi e le stragi di civili per stroncare in maniera preventiva o punitiva ogni ostacolo posto dalla popolazione, non necessariamente come rappresaglia ad azioni partigiane. In autunno, quando l\u2019avanzata alleata ristagna, ganci e forche compaiono in molti paesi, i cadaveri di trentuno giovani partigiani penzolano per un giorno intero dagli agli alberi del corso di Bassano del Grappa. Un impiccato per ogni albero. Nella centrale Piazza Nettuno di Bologna vengono pi\u00f9 volte abbandonati corpi senza vita di oppositori al regime. Spesso i cadaveri portano cartelli al collo: \u201cbandito\u201d, oppure \u201cero un ribelle, questa \u00e8 la mia fine\u201d.<br \/>\n\u201cIn un altro paese toscano\u201d, scrive Piero Calamandrei, \u201cil viale dei vecchi platani, nel quale dalla porta delle mura sfociava nei pomeriggi domenicali la folla festiva, \u00e8 diventato, da quel giorno che a ogni tronco si vide penzolare uno dei cento ostaggi, un desolato cammino di cimitero [\u2026] quante generazioni occorreranno per dimenticare il maleficio inflittoci da coloro che trasformarono in forche per creature innocenti i benigni alberi delle nostre campagne?\u201d<br \/>\nE proprio Piazzale Loreto, a Milano, il 10 agosto del \u201944, \u00e8 teatro di uno dei pi\u00f9 atroci tra questi atti. Quindici membri della resistenza fucilati all\u2019alba, per rappresaglia ad un attentato gappista che non aveva fatto vittime, vengono lasciati esposti sotto il sole cocente della piena estate, coperti di mosche, in modo che gli operai andando al lavoro si imbattano nel groviglio dei corpi senza vita, sovrastato dal cartello \u201cassassini\u201d. I corpi, sorvegliati dai militi fascisti che impediscono ai parenti di avvicinare i defunti, sono oltraggiati e insultati anche dalle ausiliarie della RSI. Lo shock fu tale che il nome della piazza venne cambiato non appena liberata Milano. Piazzale Loreto sar\u00e0 intitolata alla memoria di quei quindici martiri, pochi giorni prima quindi di quel 29 aprile 1945 nel quale sulla scia di questa catena di violenze diventer\u00e0 luogo di un contrappasso che di dantesco ha persino il carattere medioevale. La resistenza, che per sua natura politica e militare si muove tra impulso spontaneo e organizzazione, costruisce una messa in scena simmetrica nell\u2019orrore e nel numero dei corpi esposti. E perch\u00e9 tutti vedano e riconoscano Mussolini e gli altri odiati gerarchi, verranno vergati sulla pensilina i loro nomi, in corrispondenza dei cadaveri appesi per i piedi &#8211; anche qui secondo un\u2019arcaica simbologia, l\u2019impiccagione al contrario, massima infamia per il capo dei propri nemici. Per la comunit\u00e0 italiana sar\u00e0 un momento di tale orrore da zittire ogni appropriazione politica. La folla calpest\u00f2 i cadaveri, vi orin\u00f2 sopra, li prese a calci e sputi, spar\u00f2 ancora (ci fu una donna che esplose cinque colpi di pistola contro il cadavere di Mussolini, per i cinque figli morti in guerra), li ricompose in scenette granguignolesche, come quella che vediamo in una foto, con il corpo di Mussolini adagiato sul petto della Petacci e il gagliardetto fascista tra le mani. La fucilazione di Achille Starace, catturato quello stesso giorno mentre pare stesse facendo jogging per Milano, avvenne a pochi metri dalla pensilina della Standard Oil da cui gi\u00e0 penzolavano Benito Mussolini, Claretta Petacci e suo fratello Marcello, Alessandro Pavolini, Paolo Zerbino, Fernando Mezzasoma e Francesco Maria Barracu, il cui cadavere cadde e venne prontamente sostituito con il suo. Una foto ritrae la Petacci distesa, la gonna stretta da una cintura affinch\u00e9 non si rovesci. Alcuni scrivono che non avesse le mutande. Anche la contemplazione collettiva di un cadavere martoriato ha le sue forme di convenienza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le fotografie dei cadaveri di Mussolini, della sua amante Claretta Petacci e di altri sedici tra gli esponenti pi\u00f9 in vista del regime, appesi a testa in gi\u00f9 alla pensilina del benzinaio a Piazzale 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