{"id":99455,"date":"2020-06-15T18:23:35","date_gmt":"2020-06-15T16:23:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.divagnoluoghidellamemoria.it\/luoghidellamemoria\/?p=99455"},"modified":"2021-02-03T13:26:13","modified_gmt":"2021-02-03T12:26:13","slug":"azionismo-in-puglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.divagnoluoghidellamemoria.it\/luoghidellamemoria\/2020\/06\/15\/azionismo-in-puglia\/","title":{"rendered":"L&#8217;azionismo in Puglia"},"content":{"rendered":"<p>Fornire una sintesi, in poche pagine, di quello che \u00e8 stato l\u2019azionismo, ed in particolare la sua anima liberalsocialista, in Puglia, \u00e8 proponimento per lo meno velleitario. Mi limiter\u00f2, quindi, a stendere alcune note, sotto forma di un insieme di appunti, che non hanno alcuna ambizione di completezza e i sistemazione definitiva della questione ma che anzi vogliono essere strutturalmente aperte ed inconcluse.<br \/>\n\u00c8 ormai ampiamente accertato che l\u2019azionismo, in Puglia, fu caratterizzato da alcune specificit\u00e0 che lo differenziarono dalla forma propria che esso assunse nel centro-nord del Paese. Vittore Fiore, in particolare, in un suo testo della met\u00e0 degli anni Ottanta, riconobbe al liberalsocialismo pugliese, liberalsocialismo che fu la visione ideologica maggioritaria tra coloro che tra la fine degli anni Trenta e la seconda met\u00e0 degli anni Quaranta aderirono a quel partito nella nostra regione, due specificit\u00e0 che sono alla base della sua originalit\u00e0: l\u2019attenzione ai temi meridionalisti, nonch\u00e9 l\u2019ampio credito riconosciuto alle questioni proprie dell\u2019europeismo allora nascente.<br \/>\nIl restituire centralit\u00e0, nell\u2019agenda della azione politica dello Stato, ai temi meridionalisti, dopo che nel Ventennio fascista essi non solo vennero cancellati da quella ma vennero addirittura negati nella loro esistenza, in virt\u00f9 della formula \u201cdell\u2019ormai risolta questione meridionale da parte del regime\u201d, fu forse il principale compito che si diedero gli azionisti meridionali, e tra loro in modo particolare quelli pugliesi. E lo fecero proponendosi di riportare in primo piano la questione meridionale collegando la sua soluzione al pieno sviluppo della democrazia, non solo formale, in Italia. Fu il recupero della lezione di Giustino Fortunato e di Gaetano Salvemini da parte di costoro che fece in modo che fosse riproposto con forza il problema dell\u2019emancipazione delle plebi meridionali in termini politici nuovi, rispetto a quelli che avevano caratterizzato la questione sullo scorcio del XIX secolo ed i primi vent\u2019anni del XX. Recupero di quelle lezioni che assegn\u00f2 all\u2019azionismo un primato: fu il Pd\u2019A il primo partito che pose il problema all\u2019ordine del giorno, gi\u00e0 nel dicembre 1944 a Bari, durante l\u2019assise dedicata specificamente a questo tema. E le soluzioni che emersero dai vari interventi andarono in seguito ad alimentare la discussione nei partiti che, nella maggior parte, ereditarono il patrimonio di idee che era stato del partito d\u2019Azione: principalmente il partito repubblicano di La Malfa e Cifarelli e il partito socialista di Fiore e Rossi-Doria. Ne sar\u00e0 nutrito anche il dibattito culturale del dopoguerra che, attraverso, ad esempio, la rivista \u00abNord e Sud\u00bb, riprender\u00e0 \u2013 ibridandole con il liberalismo di sinistra de \u00abIl Mondo\u00bb pannunziano &#8211; alcune delle suggestioni avanzate dagli esponenti dell\u2019azionismo meridionale, in particolare di coloro che si erano ispirati al pensiero di Guido Dorso che era mancato nel 1947, in concomitanza con la scomparsa dal panorama politico nazionale del Partito d\u2019Azione.<br \/>\nMa oltre a ci\u00f2, non bisogna sottovalutare come specificit\u00e0 che fu alla base della originalit\u00e0 dell\u2019azionismo pugliese l\u2019ampia adesione alle tematiche proprie dell\u2019europeismo allora nascente. Adesione dettata da una analisi realista sulle possibilit\u00e0 del pieno radicarsi della democrazia in Italia. Come \u00e8 noto, l\u2019origine ideale dell\u2019europeismo italiano va fatta risalire al giugno del 1941, alla stesura, nel confino di Ventotene, da parte di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, del cosiddetto manifesto-programma del Movimento Federalista Europeo. Manifesto che poi venne fatto proprio da coloro (tra essi, oltre a Colorni, Spinelli e Rossi, anche Leone Ginzburg, Giovanni Jervis, Vittorio Foa, Manlio Rossi Doria, Franco Venturi) che si riunirono in un primo convegno a Milano, nell\u2019agosto del 1943, che approv\u00f2 sei tesi politiche ed una mozione, con la quale vennero segnate le direttive generali per la propaganda del Movimento in Italia. Inoltre, gran parte degli enunciati del Manifesto vennero condivisi dalle riunioni tenute a Ginevra, dal marzo al giugno 1944, dei rappresentanti delle Resistenze di Cecoslovacchia, Danimarca, Francia, Italia, Norvegia, Olanda e Polonia, che elaborarono il cosiddetto \u201cprogetto di dichiarazione federalista della Resistenza europea\u201d. Ma il primo Congresso Nazionale, che sanc\u00ec la nascita ufficiale del M.F.E., attraverso l\u2019approvazione dello statuto del Movimento, fu quello dell\u2019ottobre 1946, tenuto a Venezia, riunione questa a cui ordinariamente si fa riferimento come quella generativa nelle storie del M.F.E. Fu da questo momento che vennero tesserati gli aderenti, che venivano cos\u00ec ad avere duplice tessera, al partito d\u2019appartenenza ed al Movimento. Tra gli azionisti, tutti i maggiori esponenti del partito pugliese (come, ad esempio, Giuseppe Patrono, Vittore Fiore, Michele Cifarelli, Vincenzo Calace) ebbero la duplice tessera, portando in tal modo le tematiche del Movimento nel dibattito politico del partito. E questo sulla base di una convinzione che, riprendendo alla lettera le parole di Ernesto Rossi, fu cos\u00ec espressa da Giuseppe Patrono: \u00abimpossibile restaurare la pace, il benessere, la libert\u00e0 sul nostro continente, se non si arriva agli Stati Uniti d\u2019Europa\u00bb. E questo perch\u00e9 \u00abla linea di divisione tra forze progressiste e reazionarie passa oggi fra federalismo e nazionalismo. Le ragioni della politica internazionale, infatti, dominano oggi la politica interna [\u2026] i burattinai che tirano le fila stanno nella Casa Bianca, nel Cremlino, a Downing Street, e il nostro lavoro, il nostro pane, la nostra libert\u00e0, purtroppo, oggi dipendono da loro, pi\u00f9 che da noi. [\u2026.] Il problema della organizzazione internazionale della pace \u00e8 oggi il problema centrale, il problema .a cui soluzione condiziona le soluzioni di tutti gli altri problemi, anche di politica interna\u00bb. Un europeismo forse un po\u2019 strumentale, ma che fu il mezzo per una presa di coscienza delle radici comuni d\u2019Europa, dopo decenni di propaganda che mettevano al primo posto gli elementi divisivi tra i popoli del continente.<br \/>\nA queste due specificit\u00e0 bisogna probabilmente aggiungerne, seguendo De Luna, un altro paio (che per\u00f2 forse si caratterizzarono come debolezze), per altro condivise da tutto l\u2019azionismo meridionale. La prima, che \u00e8 forse la pi\u00f9 nota, \u00e8 legata all\u2019atteggiamento di assoluta contrariet\u00e0 ad ogni ipotesi di collaborazione con la monarchia dopo il periodo dei \u201c45 giorni\u201d, atteggiamento a cui era seguito l\u2019ordine del giorno del CLN romano del 16 ottobre 1943 sulla cui falsariga si mossero gli azionisti meridionali. Tale ordine del giorno ebbe un peso notevole per far s\u00ec che il Pd\u2019A nell\u2019Italia liberata sposasse la linea dell\u2019intransigenza assoluta contro la monarchia, linea per altro derivata da ragioni oggettive. Come sottolinea De Luna, se da una parte, infatti, vi era la necessit\u00e0 di mettere in condizioni di non nuocere le forze moderate che si andavano riformando all\u2019ombra delle clientele annidate nei residui della struttura burocratica del regime, dall\u2019altra, il governo militare alleato non avrebbe tollerato altro che una linea di \u201copposizione istituzionale\u201d. Ma lo stesso De Luna segnala che il Partito d\u2019Azione sarebbe stato, in qualche modo, costretto a seguire questa via proprio in virt\u00f9 della composizione stessa del partito al Sud, legata a personalit\u00e0 abituate a una gestione notabilare del potere. E che, purtroppo, \u00able posizioni pi\u00f9 vive, quelle ad esempio di Guido Dorso e Tommaso Fiore, che pure costantemente si sforzarono di legare la lotta contro la monarchia a quella contro il \u201cblocco agrario\u201d, con un tentativo di analisi corretta della situazione politica, rimasero sul piano delle intenzioni, incapaci com\u2019erano di legarsi concretamente a quelli che dovevano essere i protagonisti per eccellenza di questa lotta, i contadini appunto\u00bb.<br \/>\nLa seconda fu pi\u00f9 retorica che effettuale, ma fu fonte di persistenti confusioni ideologiche, a volte in grado di intorpidire la progettazione dell\u2019azione politica. Dalla lettura di ci\u00f2 che hanno scritto gli azionisti meridionali, e pugliesi nello specifico, risalta con evidenza, ed anzi in pi\u00f9 occasioni \u00e8 esplicitamente dichiarata, la volont\u00e0 di ricollegarsi a quella linea ideale e politica che dal pensiero di Salvemini e Gobetti &#8211; per arrivare alla teorizzazione rosselliana de \u00abIl Quarto Stato\u00bb &#8211; avrebbe trovato la pi\u00f9 completa realizzazione nel liberalsocialismo riguardo alla \u00abrevisione in senso liberale del socialismo\u00bb. Ma come \u00e8 stato da pi\u00f9 parti sottolineato questa genealogia illustre \u2013 la linea Salvemini, Gobetti e Rosselli \u2013 va, per\u00f2, a confliggere con quanto sostenuto nei loro scritti dai liberalsocialisti di ascendenza gentiliana \u2013 Calogero e Capitini, ciascuno ovviamente con un diverso approccio \u2013 in merito a un liberalsocialismo estraneo alle correnti politiche e ai fermenti dell\u2019anteguerra e ci\u00f2 ben al di l\u00e0 dell\u2019ovvia ragione anagrafica (Fiore era nato nel 1884, Capitini nel 1899, Calogero nel 1904). Si prenda, ad esempio, Calogero. Costui, infatti, pi\u00f9 volte sottoline\u00f2 che, nel suo modo di intenderlo, \u00abil liberalsocialismo \u00e8 stato un moto di antifascismo postfascista, non di antifascismo prefascista\u00bb. Mentre, da parte sua, Capitini &#8211; bench\u00e9 in pi\u00f9 luoghi della propria opera riconosca il debito intellettuale che aveva contratto con Gobetti \u2013 confess\u00f2 con forza che \u00abquasi nulla sapevamo dell\u2019antifascismo in Italia e all\u2019estero; lo abbiamo imparato dopo; io ho letto il libro di Carlo Rosselli sul socialismo liberale nel 1946! Con l\u2019aperta informazione che c\u2019\u00e8 oggi pu\u00f2 sembrare inverosimile dire che noi non sapevamo nulla dei socialisti e dei comunisti, di Gramsci, degli antifascisti di Parigi, di Salvemini, e poi di Lauro De Bosis, di Carlo Rosselli\u00bb, ma era cos\u00ec.<br \/>\nA ci\u00f2, infine, si aggiungano le caratteristiche del rapporto (o mancanza di rapporto?) con Croce dei liberalsocialisti settentrionali, dato questo che (pi\u00f9 Capitini che Calogero) li allontana dall\u2019insieme di esperienze culturali che costituirono il retroterra ideologico di ciascuno dei liberalsocialisti meridionali Per i meridionali e in particolar modo per Tommaso Fiore, infatti, come gi\u00e0 evidenziato da Fabio Grassi Orsini, il confronto con il filosofo e intellettuale napoletano nel processo di avvicinamento al liberalsocialismo fu dirimente. Croce aveva, infatti, riflettuto a lungo negli anni della crisi tra le due guerre sui motivi di difficolt\u00e0 del liberalismo. Egli, del resto, non era rimasto estraneo alla \u00abrevisione in senso liberale del socialismo\u00bb e anzi l\u2019aveva, in un primo tempo, promossa e sostenuta giungendo fino a guardare con simpatia a quei settori del marxismo che facevano proprio il metodo liberale. L\u2019allontanamento di Croce da queste posizioni e le incomprensioni che seguiranno con il Partito d\u2019Azione e i suoi seguaci risalgono al momento in cui &#8211; leader del ricostituito partito liberale \u2013 si rese conto \u00abche l\u2019eredit\u00e0 rosselliana era divenuta un elemento del patrimonio del Partito d\u2019Azione\u00bb, ed elemento strutturale di un partito che non era solo liberalsocialista ma che tra le sue anime ne disponeva anche una, di derivazione Giustizia e Libert\u00e0, rosselliana.<br \/>\nAssai pi\u00f9 problematico \u00e8 invece il rapporto di Croce con i gentiliani Capitini e Calogero. Capitini parlando della ricezione da parte del filosofo napoletano del suo libro Elementi di un\u2019esperienza religiosa \u2013 volume fondante l\u2019esperienza liberalsocialista pisano-perugina assieme a La scuola dell\u2019uomo di Calogero \u2013 ricord\u00f2 che a Croce non interessavano \u00abn\u00e9 le moltitudini, n\u00e9 l\u2019individuo, che per lui era, in sostanza, noioso: a lui interessavano le opere, i prodotti, i valori realizzati. Perci\u00f2, realmente, a parte l\u2019utilizzazione spiritualistica del mio lavoro, egli restava estraneo alla direzione del mio lavoro, di capovolgere l\u2019esistenzialismo dall\u2019io al tu e di intendere la compresenza di tutti alla produzione dei valori [\u2026]\u00bb. Calogero, da parte sua, rifiut\u00f2 lo storicismo assoluto di Croce come anche \u00abl\u2019identit\u00e0 e la riduzione della libert\u00e0 all\u2019essenza dell\u2019uomo\u00bb (rifiuti, per la verit\u00e0, messi in discussione da Gennaro Sasso) per lanciare il messaggio che \u2013 nell\u2019attuale contingenza storica (si parla del 1939) \u2013 \u00e8 necessario \u00abun intervento di lotta per la libert\u00e0, anche ricorrendo alla forza pur di stabilire la norma della libert\u00e0\u00bb. Cos\u00ec, ad esempio, Sbarberi ha ritenuto di dover sottolineare \u00abi residui attualistici presenti nel pensiero maturo di Calogero\u00bb, mettendo in relazione l\u2019unit\u00e0 e l\u2019identit\u00e0 tra gli ideali di libert\u00e0 e giustizia teorizzate da Calogero \u00abnei saggi sul liberalsocialismo [\u2026] con un\u2019istanza etica di tipo monista inconfondibilmente legata alla lezione di Gentile\u00bb. Residui attualistici che certamente molto pesarono nella presa di distanza di Croce dai risultati della riflessione filosofico-politica di Calogero, manifestata per il tramite di una serie di confutazioni che culminano con l\u2019articolo Scopritori di contraddizioni, apparso su \u00abLa Critica\u00bb il 20 gennaio 1942.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fornire una sintesi, in poche pagine, di quello che \u00e8 stato l\u2019azionismo, ed in particolare la sua anima liberalsocialista, in Puglia, \u00e8 proponimento per lo meno 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