{"id":99473,"date":"2020-06-21T19:11:52","date_gmt":"2020-06-21T17:11:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.divagnoluoghidellamemoria.it\/luoghidellamemoria\/?p=99473"},"modified":"2021-02-03T13:24:33","modified_gmt":"2021-02-03T12:24:33","slug":"eugenio-laricchiuta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.divagnoluoghidellamemoria.it\/luoghidellamemoria\/2020\/06\/21\/eugenio-laricchiuta\/","title":{"rendered":"Eugenio Laricchiuta"},"content":{"rendered":"<p>Il 6 novembre 1921 Gaetano Salvemini scrive ad Ernesto Rossi. Quest\u2019ultimo \u00e8 alla ricerca di interlocutori a cui rivolgersi per avere testimonianze attendibili sulla situazione scolastica pugliese. Salvemini fa tre nomi, gli unici, dice, \u00abche ti potranno dare buoni consigli\u00bb. Tra essi \u00abil Laricchiuta, socialista fra i meno peggiori, desideroso di coltura, e non privo di buon senso ed onest\u00e0\u00bb. Ci\u00f2 che il molfettano sugger\u00ec a Rossi, non \u00e8 assolutamente da sottovalutare. Come sa chi ha una qualche frequentazione con la sua opera e con la ruvidit\u00e0 e franchezza dei suoi giudizi, parole di quel tipo non le spendeva spesso. Tanto che, quando ci\u00f2 accedeva, il consiglio fornito era molto preciso ed in grado di qualificare con buona esattezza, ad un tempo, sia la statura di chi indicava che l\u2019orizzonte culturale entro il quale si era venuto delineando la sua posizione.<br \/>\nIl \u00absocialista fra i meno peggiori\u00bb era dunque Eugenio Laricchiuta. Nato a Monopoli nel 1896, trov\u00f2 in nord Italia, a Milano, dove era emigrato agli inizi del secolo, l\u2019ancora di salvezza per sollevarsi dalla miseria e dall\u2019analfabetismo. La trov\u00f2 nel socialismo pragmatico e riformista lombardo (ader\u00ec al PSI nel 1915) ed in quella sua importante emanazione che era la Societ\u00e0 Umanitaria, la scuola di educazione e formazione delle classi lavoratrici che uomini e donne di diversa estrazione sociale \u2013 politici, imprenditori, intellettuali, della societ\u00e0 civile \u2013 e di diverso ma affine profilo ideologico \u2013 socialisti soprattutto, ma anche democratici, repubblicani, laici e massoni \u2013 avevano fatto rinascere nella citt\u00e0 lombarda nel 1901. L\u00ec, da autodidatta qual era, frequent\u00f2, tra il 1917 ed il 1919, i corsi di legislazione ed economia sociale, mostrando ingegno e capacit\u00e0 e divenendo cos\u00ec uno dei principali collaboratori del direttore di essa, Augusto Osimo. Per incarico di Osimo, torn\u00f2 in Puglia, a Bari, nel 1919, al fine di fondare, con altri esponenti del socialismo pugliese, tra cui Giovanni Colella e Giuseppe Di Vagno, la sezione barese della Societ\u00e0 Umanitaria, i cui campi di intervento pi\u00f9 significativi furono l\u2019assistenza ai disoccupati, il collocamento, l\u2019istruzione professionale e la formazione degli operai, la tutela dei lavoratori e degli emigranti. Tutto ci\u00f2 in un\u2019ottica politico-ideologica prettamente riformista, molto distante da quella massimalista e rivoluzionaria allora dominante nella federazione socialista barese. Riformismo che lo guid\u00f2 anche nell\u2019incarico, che tenne tra il 1919 ed il 1920, di segretario della Federazione provinciale dei lavoratori della terra di Bari, organismo aderente alla Federazione nazionale dei lavoratori della terra (Federterra) della Confederazione Generale del Lavoro. In questa ultima veste, infatti, fu uno di coloro che, in quanto rappresentante dei lavoratori nella Giunta provinciale per il collocamento e la disoccupazione, maggiormente si spese per l\u2019applicazione in Puglia del cosiddetto Decreto Visocchi del 2 settembre 1919, col quale \u00absi autorizza(va) la concessione di terre incolte e mal coltivate (scil.:\u201cdi alcune zone di latifondo\u201d) ad organizzazioni di contadini per un massimo di quattro anni, salvo proroga definitiva\u00bb. E ci\u00f2, oltre che per migliorare la produttivit\u00e0 delle terre e lenire la disoccupazione dei lavoratori, anche per arginare le tensioni dovute alla mancata emanazione di provvedimenti di riforma agraria, promessi dal Governo ai fanti\/contadini dopo il disastro di Caporetto.<br \/>\nNell\u2019ottobre del 1922, in seguito all\u2019espulsione dal PSI della corrente riformista di Turati e Matteotti, voluta dai massimalisti nel XIX congresso del partito, Laricchiuta partecip\u00f2 alla costituzione del Partito Socialista Unitario, PSU. Di esso fu segretario della Federazione di Terra di Bari fino al 1925, cio\u00e8 fino a quando non si giunse alla chiusura del cerchio repressivo del fascismo su qualsiasi opposizione legale, con il decreto di scioglimento di tutti i partiti politici, tranne naturalmente quello fascista. Ma in realt\u00e0, cos\u00ec come si evince dai carteggi di Tommaso Fiore e di Gaetano Salvemini, in quegli anni ed in particolare dopo il rapimento e delitto Matteotti (1924), Laricchiuta fu ben oltre che il responsabile politico del partito riformista nella provincia barese. Fu colui il quale che, girando instancabilmente per i paesi che la costituivano, mantenne i rapporti tra i vari gruppi di socialisti presenti sul territorio, nonch\u00e9 colui che allarg\u00f2 notevolmente le fila del partito, riuscendo a far avvicinare al PSU personalit\u00e0 molto note e prestigiose, almeno a livello locale, tra le quali il succitato Tommaso Fiore. Ma non basta. Si fece promotore, in un ottica unitaria, di una linea politica tesa a favorire un nuovo incontro tra le varie anime del socialismo pugliese, linea che si sostanzi\u00f2 nel tentativo, per le elezioni politiche della primavera del 1924, di lanciare la candidatura unitaria socialista per il collegio Bari-Foggia di Gaetano Salvemini, fuoriuscito dal partito ormai da molti anni. Progetto, questo, che per\u00f2 ricevette una tiepida accoglienza da parte degli altri socialisti e che naufrag\u00f2, tanto da spingere Salvemini, che inizialmente si era mostrato possibilista, ad un rifiuto gentile ma fermo. In questi anni, inoltre, Laricchiuta fu anche il direttore del (settimanale?) Puglia Socialista ed animatore del Comitato di opposizione al fascismo nella regione. Attivit\u00e0, quest\u2019ultima, che alla fine del 1926 gli procur\u00f2, da parte della Commissione provinciale delle misure di polizia una ammonizione di due anni, pena poi sospesa.<br \/>\nPur se costantemente sorvegliato dalla polizia politica del regime, il Laricchiuta dopo quella data sembr\u00f2 abbandonare qualsiasi iniziativa politica, concentrandosi su una attivit\u00e0 professionale di assicuratore, alle dipendenze dell\u2019Istituto Nazionale delle Assicurazioni (INA), nella quale mostr\u00f2 spiccate capacit\u00e0. Ma che il fuoco antifascista continuasse ad ardere all\u2019interno della sua coscienza, lo dimostra la decisione che con notevole coerenza prese nel 1932 quando il requisito del tesseramento al Partito Nazionale Fascista divenne stringente per coloro che dipendevano da enti statali, qual era l\u2019INA. Rifiutando l\u2019iscrizione, si fece licenziare dall\u2019Istituto e, pur se accettando qualifiche professionali minori rispetto a quelle conquistate nella precedente carriera, ricominci\u00f2 ad operare professionalmente in compagnie assicurative private. La passione per l\u2019azione politica e sindacale, per\u00f2, torn\u00f2 ad urgere quando, con la caduta del regime fascista, riemersero spazi per un operare associativo dal basso in direzione democratica e riformista. La sua attivit\u00e0, a quel punto, si fece convulsa. Abbandonata quasi totalmente la carriera professionale, si dedic\u00f2 dapprima alla ricostruzione del mondo sindacale italiano, diventando membro del Consiglio direttivo della rinata Confederazione Generale Italiana del Lavoro. In tale organismo, fu un autorevole rappresentante di una linea di unit\u00e0 sindacale su posizioni autonomiste, da lui espressa nel Congresso Sindacale dell&#8217;Italia liberata di Bari del 29 gennaio 1944. Poi, ma in una certa misura contemporaneamente, oper\u00f2 per la rinascita organizzativa del movimento socialista in Puglia e nel Paese, assumendo le cariche di segretario della Federazione provinciale socialista di Bari (novembre 1943 \/ settembre 1945) e di membro della Direzione nazionale del Partito (1943 \u2013 1946). Tutto ci\u00f2, senza dimenticare il ruolo che rivest\u00ec nel movimento di liberazione nazionale. In questa ultima veste, oltre che la voce socialista di Radio Bari, fu, come risulta dalla prefazione del volume che raccoglie gli Atti dell\u2019assise, uno di coloro che, con Michele Cifarelli, si spese per rendere possibile il primo Congresso dei Comitati di Liberazione Nazionale (Bari, 28\/29 gennaio 1944), nel quale fu delegato socialista. Come se tutto questo non bastasse, fu anche direttore della rinata edizione meridionale (barese) dell\u2019Avanti!, dicembre 1943, e membro, designato in quota sindacale, della Consulta Nazionale, tra il settembre 1945 ed il giugno 1946.<br \/>\nFu di questi anni l\u2019incontro, e l\u2019amicizia, tra il Laricchiuta ed un giovanissimo Rino Formica, poi pi\u00f9 volte ministro e dirigente nazionale di partito, che si avvicinava allora al mondo socialista italiano e che nel Nostro trov\u00f2 forse il suo pi\u00f9 importante maestro politico, come lo stesso Formica ha dichiarato in una intervista del 2017. Inoltre, si fa risalire a questo periodo un episodio piuttosto controverso, il cui racconto \u00e8 riemerso pi\u00f9 volte negli anni successivi, ed in particolare in occasione della tragica scomparsa del secondo dei due attori di esso. Secondo quanto \u00e8 stato detto, un allora giovane professore incaricato della facolt\u00e0 di Giurisprudenza dell\u2019Universit\u00e0 di Bari, Aldo Moro, pur se gi\u00e0 attivo negli organi associativi cattolico-sociali, avrebbe presentato al Laricchiuta la richiesta di iscrizione al Partito Socialista Italiano di Unit\u00e0 Proletaria, come allora si chiamava il rinato Partito Socialista, ricevendone per\u00f2 un rifiuto. Tale narrazione \u00e8 stata, negli anni, sempre smentita, tanto da dover essere intesa come una voce costruita ad arte per essere utilizzata nella lotta politica interna a quel partito, la Democrazia Cristiana, di cui Moro fu poi uno dei pi\u00f9 autorevoli leader.<br \/>\nLa successiva storia politica di Laricchiuta fu quella di un riformista che, in seguito alla decisione del PSI di costituire, con il Partito Comunista Italiano, quello che si chiamer\u00e0 Fronte Democratico Popolare, nell\u2019ambito di un patto di unit\u00e0 d\u2019azione tra i due partiti, ader\u00ec alla cosiddetta scissione di Palazzo Barberini (gennaio 1947). Seguendo cos\u00ec Giuseppe Saragat nella costituzione del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, poi dal 1952 Partito Social Democratico Italiano (PSDI), ma comunque continuando ad operare politicamente su una linea si autonomista eppure di riunificazione dei due spezzoni del movimento socialista italiano. Non fu dunque un caso se nel 1966 partecip\u00f2 con grande entusiasmo, e con un ruolo di \u201cleader anziano\u201d, alla riunificazione tra i due partiti (PSI e PSDI), riunificazione che per\u00f2, come \u00e8 noto, naufrag\u00f2 poco pi\u00f9 due anni. A quel punto, nel 1969, Laricchiuta scelse di aderire al ricostituito PSI, pur se non con grande convinzione e di fatto, anche a causa di un et\u00e0 ormai avanzata, tenendosi ai margini della lotta politica. Con ben maggiore spinta, invece, negli ultimi anni della sua vita si dedic\u00f2 ad un impegno civile in direzione della tutela e dell\u2019educazione e formazione delle classi popolari. Attivit\u00e0 questa che, per altro, non aveva abbandonato ed aveva affiancato quella sua pi\u00f9 specificatamente politica sia negli anni Cinquanta che negli anni Sessanta, ma che negli anni Settanta si concretizz\u00f2 in quello che fu il principale orgoglio della sua vecchiaia: la realizzazione della Colonia permanente &#8220;Giuseppe Di Vagno&#8221; a Monopoli, luogo di assistenza, formazione e svago per i ragazzi del popolo e coronamento di un operare politico che aveva preso le mosse dalla esperienza, in fondo non radicalmente diversa, della Societ\u00e0 Umanitaria. Eugenio Laricchiuta mor\u00ec a Bari il 18 agosto 1981.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 6 novembre 1921 Gaetano Salvemini scrive ad Ernesto Rossi. 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